L’ecografia focalizzata è un’alternativa promettente per il trattamento del tremore di Parkinson

Lo studio pilota è stato condotto dal professore emerito Jeff Elias, della Facoltà di Medicina dell’Università della West Virginia, in collaborazione con lo Swedish Neuroscience Institute di Seattle, per determinare se una modalità di intervento chirurgico al cervello, senza bisturi, possa ridurre il tremore causato dalla malattia di Parkinson. Sono stati scelti e trattati ventisette pazienti con malattia di Parkinson con tremore dominante; i ricercatori hanno assegnato a venti di loro il trattamento con onde ultrasoniche focalizzate, mentre gli altri sette hanno ricevuto una falsa procedura, per evidenziare potenziali effetti placebo.

I partecipanti alla sperimentazione che hanno ricevuto la procedura ecografica focalizzata hanno avuto un miglioramento medio del 62% nel tremore delle mani nel giro di tre mesi. Coloro che hanno applicato una procedura fittizia sono migliorati in misura minore, suggerendo l’esistenza di un effetto placebo.

L’età media dei partecipanti allo studio è stata di 67,8 anni e 26 tra loro erano maschi. Gli effetti indesiderati più importanti sono stati un lieve intorpidimento su un lato del corpo successivamente migliorato, mentre l’intorpidimento del viso e delle dita è risultato più persistente. Due soggetti hanno accusato una certa debolezza iniziale che è stata recuperata durante lo studio.

L’ecografia focalizzata è stata approvata dalla Food and Drug Administration per il trattamento del tremore essenziale, il più comune disturbo del movimento. Tale approvazione è arrivata dopo che Elias e i suoi colleghi hanno aperto la strada a questo approccio.

La tecnologia funziona focalizzando le onde sonore all’interno del corpo per generare un piccolo punto caldo, proprio come una lente d’ingrandimento focalizza la luce solare. Controllando attentamente questo processo, i ricercatori possono interrompere i circuiti cerebrali difettosi o distruggere i tessuti indesiderati. A differenza della tradizionale chirurgia cerebrale, non è necessario perforare o tagliare il cranio.

La risonanza magnetica consente comunque di controllare la posizione e l’intensità dell’intervento in tempo reale, un’importante e necessaria caratteristica di sicurezza quando si effettuano interventi invasivi e permanenti nel cervello

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